Does Tai Chi improve balance and reduce falls incidence in neurological disorders? A systematic review and meta-analysis

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    Source Issue
    Publication Date

    2017

    Source Authors

    • Winser, S.J.
    • Tsang, W.WN.
    • Krishnamurthy, K., & Kannan, P.

    Source Title

    Does Tai Chi improve balance and reduce falls incidence in neurological disorders? A systematic review and meta-analysis

    Source Issue

    Clinical Rehabilitation

    32

    Page Range: 1157-1168

    L’articolo in esame, si inserisce nell’ambito della riabilitazione neurologica.
    Si tratta di una revisione sistematica con meta-analisi, sul ruolo del Tai-Chi, nel miglioramento dell’ equilibrio e nella riduzione dell’ incidenza di cadute nei disturbi neurologici.
    Data la sempre maggiore diffusione di questa disciplina in più contesti riabilitativi, è interessante analizzare uno dei più recenti lavori pubblicati su periodici scientifici in merito a questa tematica.     

    Il Tai-Chi è una forma di arte marziale cinese che attraverso movimenti eseguiti in modo lento, rilassato e circolare, coinvolge più articolazioni degli arti e del tronco. Secondo quanto riportato nel testo, si pensa che questa disciplina possa migliorare l’equilibrio e ridurre l’incidenza di cadute, attraverso il rinforzo della muscolatura di ginocchio e caviglia, agendo anche su distribuzione del peso e consapevolezza del proprio corpo.

    Per dimostrare quanto detto, gli autori hanno eseguito una revisione con meta-analisi di studi randomizzati controllati, inseriti su diversi database fino al febbraio del 2018, che confrontassero l’effetto del Tai-Chi rispetto all’uso di una terapia attiva, oppure rispetto all’assenza di trattamento.

    Tra i 344 studi identificati, solo 10 incontravano i criteri di inclusione stabiliti, con un totale di 720 pazienti coinvolti nelle diverse sperimentazioni. Nove di questi lavori, sono stati scritti in inglese e uno in cinese.  Nove studi sono stati pubblicati su periodici scientifici, mentre uno è una tesi pubblicata. Inoltre, 7 di questi studi valutano l’efficacia del Tai-Chi nel Parkinson, mentre i restanti tre nell’ictus.

    Questa revisione sistematica, in sintesi, dimostra che il Tai-Chi:  riduce l’incidenza di cadute in soggetti affetti da Parkinson, anche se con evidenza limitata e riduce l’incidenza delle cadute in persone con ictus, secondo i dati provenienti da un singolo studio. Insufficienti sono le evidenze per concludere che l’intervento studiato possa o non possa migliorare l’equilibrio in persone affette dai questi due disturbi.

    Dunque, l’evidenza scientifica, non è forte abbastanza da poter legittimare la formazione di raccomandazioni forti che supportino l’utilizzo del Tai-Chi nelle due condizioni patologiche analizzate.

    Inoltre c’è variabilità nello stile, nelle forme, nella frequenza e nella durata dell’intervento analizzato dai vari studi inclusi nella revisione, impedendo qualsiasi forma di standardizzazione del trattamento.

    La revisione suggerisce, quindi, la necessità di impostare nuovi studi per creare raccomandazioni che supportino l’utilizzo del Tai-Chi nella pratica clinica, per migliorare l’equilibrio e ridurre il rischio di cadute in soggetti affetti da Parkinson e da ictus,  sottolineando  la necessità di effettuare studi randomizzati e controllati per dimostrare gli stessi effetti in pazienti affetti da altri disturbi neurologici.

    I punti di forza del lavoro di Winser et al., che rappresentano gli aspetti peculiari rispetto agli altri lavori svolti sull’argomento,  sono  diversi e riportati dagli stessi autori.  I  principali sono che gli studi utilizzati per la revisione sono solo RCT, che rappresentano il più elevato livello di evidenza scientifica; che tra gli studi selezionati vengono presi in considerazione quelli che riguardano l’effetto del Tai-Chi su più disturbi neurologici, non limitandosi ad una specifica diagnosi; che vengono presi in considerazione studi scritti in più lingue non limitandosi a quelli pubblicati in inglese. I punti di debolezza rilevanti invece sono che, a causa del basso numero degli studi inclusi ,non è stato possibile eseguire un’analisi sensibile dei dati. Inoltre, limitando la ricerca degli studi da esaminare ai soli RCT, sono stati considerati solo i lavori che analizzavano gli effetti del trattamento  su Parkinson e ictus, impedendo quindi il raggiungimento di uno degli obiettivi della revisione di Winser e collaboratori : studiare gli effetti del Tai-Chi su più disturbi neurologici.

    BACKGROUND – TEORICO

    L’articolo in esame, si inserisce nell’ambito della riabilitazione neurologica.
    Si tratta di una revisione sistematica con meta-analisi, sul ruolo del Tai-Chi, nel miglioramento dell’ equilibrio e nella riduzione dell’ incidenza di cadute nei disturbi neurologici.
    Data la sempre maggiore diffusione di questa disciplina in più contesti riabilitativi, è interessante analizzare uno dei più recenti lavori pubblicati su periodici scientifici in merito a questa tematica.
    Il Tai-Chi è una forma di arte marziale cinese che attraverso movimenti eseguiti in modo lento, rilassato e circolare, coinvolge più articolazioni degli arti e del tronco. Secondo quanto riportato nel testo, si pensa che questa disciplina possa migliorare l’equilibrio e ridurre l’incidenza di cadute, attraverso il rinforzo della muscolatura di ginocchio e caviglia, agendo anche su distribuzione del peso e consapevolezza del proprio corpo.
    Per dimostrare quanto detto, gli autori hanno eseguito una revisione con meta-analisi di studi randomizzati controllati, inseriti su diversi database fino al febbraio del 2018, che confrontassero l’effetto del Tai-Chi rispetto all’uso di una terapia attiva, oppure rispetto all’assenza di trattamento.
    Tra i 344 studi identificati, solo 10 incontravano i criteri di inclusione stabiliti, con un totale di 720 pazienti coinvolti nelle diverse sperimentazioni. Nove di questi lavori, sono stati scritti in inglese e uno in cinese. Nove studi sono stati pubblicati su periodici scientifici, mentre uno è una tesi pubblicata. Inoltre, 7 di questi studi valutano l’efficacia del Tai-Chi nel Parkinson, mentre i restanti tre nell’ictus.
    Questa revisione sistematica, in sintesi, dimostra che il Tai-Chi: riduce l’incidenza di cadute in soggetti affetti da Parkinson, anche se con evidenza limitata e riduce l’incidenza delle cadute in persone con ictus, secondo i dati provenienti da un singolo studio. Insufficienti sono le evidenze per concludere che l’intervento studiato possa o non possa migliorare l’equilibrio in persone affette dai questi due disturbi.
    Dunque, l’evidenza scientifica, non è forte abbastanza da poter legittimare la formazione di raccomandazioni forti che supportino l’utilizzo del Tai-Chi nelle due condizioni patologiche analizzate.
    Inoltre c’è variabilità nello stile, nelle forme, nella frequenza e nella durata dell’intervento analizzato dai vari studi inclusi nella revisione, impedendo qualsiasi forma di standardizzazione del trattamento.
    La revisione suggerisce, quindi, la necessità di impostare nuovi studi per creare raccomandazioni che supportino l’utilizzo del Tai-Chi nella pratica clinica, per migliorare l’equilibrio e ridurre il rischio di cadute in soggetti affetti da Parkinson e da ictus, sottolineando la necessità di effettuare studi randomizzati e controllati per dimostrare gli stessi effetti in pazienti affetti da altri disturbi neurologici.
    I punti di forza del lavoro di Winser et al., che rappresentano gli aspetti peculiari rispetto agli altri lavori svolti sull’argomento, sono diversi e riportati dagli stessi autori. I principali sono che gli studi utilizzati per la revisione sono solo RCT, che rappresentano il più elevato livello di evidenza scientifica; che tra gli studi selezionati vengono presi in considerazione quelli che riguardano l’effetto del Tai-Chi su più disturbi neurologici, non limitandosi ad una specifica diagnosi; che vengono presi in considerazione studi scritti in più lingue non limitandosi a quelli pubblicati in inglese.
    I punti di debolezza rilevanti invece sono che, a causa del basso numero degli studi inclusi ,non è stato possibile eseguire un’analisi sensibile dei dati. Inoltre, limitando la ricerca degli studi da esaminare ai soli RCT, sono stati considerati solo i lavori che analizzavano gli effetti del trattamento su Parkinson e ictus, impedendo quindi il raggiungimento di uno degli obiettivi della revisione di Winser e collaboratori : studiare gli effetti del Tai-Chi su più disturbi neurologici.

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