Instrument-assisted Soft Tissue Mobilization Increases Myofascial Trigger Point Pain Threshold

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    Aprile 2018

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    Gulick Dawn T.

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    Instrument-assisted Soft Tissue Mobilization Increases Myofascial Trigger Point Pain Threshold

    Source Issue

    Journal of Bodywork and Movement Therapies

    22

    Page Range: 341-345

    Il punto grilletto miofasciale (MTrP) è stato definito come un nodulo iperirritabile e palpabile di un muscolo scheletrico. I segni e i sintomi di un MTrP includono dolore muscolare, debolezza e disfunzione.
    Numerosi ricercatori hanno analizzato gli interventi utilizzabili per mitigare il dolore e le disfunzioni associate a questo fenomeno. Questi includono: spray freddo (vapocoolant spray) e allungamento, massaggio, tecnica strain-counterstrain, compressioni ischemiche/manuali, needling, ultrasuoni, stimolazioni elettriche, laserterapia, taping e mobilizzazione assistita da strumenti per i tessuti molli. Quest’ultima (IASTM) utilizza specifici strumenti con bordi smussati per assistere l’operatore sanitario nella valutazione e nella mobilizzazione dei tessuti molli. Gli strumenti sono applicati “accarezzando” la pelle in maniera multidirezionale con un angolo di 30°-60° per individuare le irregolarità tissutali mediante le ondulazioni degli strumenti stessi. Si presume che la IASTM migliori la proliferazione della matrice extracellulare di fibroblasti, migliori il trasporto di ioni e diminuisca l’adesione della matrice cellulare. Pare inoltre che questa tecnica, possa essere utilizzata come intervento per patologie come fibrosi cronica, epicondilite laterale, sindrome del tunnel carpale, pollice a scatto e fascite plantare. Gli effetti invece della IASTM sul MTrP sono carenti.
    Lo studio in questione rappresenta una continuazione di una linea di ricerca sul MTrP e il suo obiettivo è quello di determinare se un trattamento basato su una serie di 6 mobilizzazioni dei tessuti molli assistite da strumenti (IASTM) per 3 settimane, possa influenzare la soglia del dolore da pressione (PPT) in un punto grilletto miofasciale.

    Per l’esecuzione dello studio sono stati reclutati 36 soggetti sani sopra ai 18 anni che presentavano specifici criteri di inclusione, ma solo 29 hanno completato lo studio. Questi sono stati randomizzati in un gruppo di controllo di 14 soggetti e un gruppo di intervento di 15 soggetti.
    Per misurare la sensibilità alla pressione è stato utilizzato il dolorimetro JTECH.
    Il gruppo di controllo è stato solo valutato al giorno iniziale e 3 settimane dopo, senza essere sottoposto a nessun trattamento. Coloro i quali invece facevano parte del gruppo di intervento, hanno partecipato a sei sessioni IASTM per un periodo di 3 settimane. Utilizzando degli emollienti durante l’applicazione degli strumenti, ogni sessione è stata costituita da 1 minuto di strisciamento in senso parallelo rispetto alle fibre muscolari con manubrio conico singolo GT-1/HG-2, 1 minuto di rotazione avanti e indietro come in una compressione manuale con oscillazione mediante l’uso del GT-1/HG-2 , 2 minuti eseguendo dei movimenti semicircolari con una parte dello strumento e mantenendo l’altra estremità in posizione con un GT-4/HG-8 (smusso singolo convesso) e concludendo, 1 minuto di strisciamento con GT-1/HG-2. Inoltre, tutti i trigger point sono stati segnati con un pezzo di tape atletico di 1×1 cm per confermare la consistenza dei trattamenti successivi e la soglia del dolore da pressione post-test.

    L’analisi statistica dei risultati rivela che nel gruppo di controllo non ci sono differenze statisticamente significative tra il pre e il post-test, al contrario del gruppo di intervento nel quale vengono rilevate differenze statisticamente significative.

    I limiti dello studio sono che i criteri utilizzati per l’identificazione dei trigger point miofasciali seguono le raccomandazioni di Myburgh et al. (2008) e questi, non permettono di eseguire una differenziazione tra trigger point latenti e attivi. Inoltre, bisogna riconoscere la sfida associata alla palpazione e identificazione dei trigger point, nonostante l’esperienza clinica di 30 anni dei ricercatori.

    Questo studio rileva due cose fondamentali. La prima è che è estremamente importante porre attenzione allo sviluppo di un protocollo di ricerca per valutare chiaramente gli effetti dell’intervento in questione. La seconda è che 5 minuti di intervento utilizzando tre tecniche IASTM ben definite, può efficacemente aumentare la soglia del dolore da pressione di un MTrP in sei trattamenti applicati per un periodo di 3 settimane. Stabilire una sequenza di effetti fisiologici è il primo passo per sviluppare un protocollo di trattamento. Aumentare la temperatura tissutale, aumentare il flusso sanguigno, ridurre la contrazione muscolare involontaria, ridurre il dolore e migliorare la motilità sono tutti potenziali passi logici nella risposta fisiologica al trattamento IASTM di 5 minuti.  Nonostante non si possa determinare se una diversa combinazione di tecniche o una diversa durata del trattamento possa essere efficace, questo studio permette di sviluppare un corpo di conoscenze limitato ma in evoluzione. Dunque, ulteriori studi sono necessari per provvedere ad una descrizione dettagliata della metodologia utilizzata per far progredire lo sviluppo di un protocollo significativo.

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