Stride management assist exoskeleton vs functional gait training in stroke: A randomized trial.

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    15 Gennaio 2019

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    Jayaraman, A., O’Brien M.K., Madhavan, S., Mummidisetty, C.K., Roth, H.R., Hohl, K., Tapp, A.,  Brennan, K., Kocherginsky, M., Williams, K. J., Takahashi, H., &  Rymer, W.Z.

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    Stride management assist exoskeleton vs functional gait training in stroke: A randomized trial.

    Source Issue

    Neurology

    92

    Page Range: e263-e273

    Migliorare l’abilità del cammino è uno dei principali target della riabilitazione neurologica per i pazienti che sono stati colpiti da ictus. Inoltre, dato che uno dei problemi per questa patologia è la presenza di un controllo centrale insufficiente e un’asimmetria dell’eccitabilità corticomotoria tra i due emisferi, ulteriore obiettivo degli interventi riabilitativi, può essere proprio quello di tentare di agire anche su questi attraverso l’allenamento al cammino. In effetti, diversi studi dimostrano che miglioramenti in cammino e performance degli arti inferiori, siano collegati alla riorganizzazione corticale dopo ictus.
    Per poter intervenire su quanto appena detto, si può ipotizzare di impostare dei programmi riabilitativi che utilizzino esoscheletri robotici. Questi ultimi, sono degli strumenti promettenti per fornire interventi ad alto dosaggio ed elevata intensità. Inoltre, riducono lo sforzo per i terapisti e permettono una progressione nella terapia aumentando il carico di lavoro.

    Lo studio in esame valuta proprio l’effetto di uno di questi dispositivi, nello specifico lo Stride Management Assist (SMA) sviluppato da Honda R&D Co., sul miglioramento di risultati clinici ed eccitabilità corticomotoria (CME) dei muscoli degli arti inferiori in persone con ictus di natura cronica.
    In base a dei criteri di inclusione ed esclusione predefiniti dai ricercatori, 50 pazienti sono stati reclutati. Successivamente, questi soggetti sono stati randomizzati in due gruppi utilizzando un computer secondo un’allocazione 1:1, in maniera da impostare uno studio parallelo, randomizzato in singolo cieco. Venticinque pazienti sono stati inseriti nel gruppo sottoposto ad allenamento funzionale con attività specifica (FTST) e gli altri venticinque nel gruppo sottoposto ad intervento con SMA. Entrambi gli interventi sono basati sull’allenamento al cammino guidato da fisioterapista per la durata di 45 minuti a sessione, con una frequenza di circa 4 volte a settimana per 6-8 settimane (18 sessioni totali). All’interno dell’articolo sono illustrate le modalità di applicazione degli stessi per ciascun gruppo e le caratteristiche specifiche del dispositivo SMA.
    Per valutare l’effetto degli interventi, come outcome primario è stata stabilita la velocità del cammino misurata dal 10-Meter Walk Test, come outcome secondario l’eccitabilità corticomotoria di alcuni muscoli degli arti inferiori e altre misure di esito stabilite con i partecipanti ed illustrate nell’articolo.  Nello specifico, la valutazione clinica è stata eseguita prima dell’intervento, dopo 9 sessioni terapeutiche, dopo 18 sessioni terapeutiche e dopo 3 mesi dalla fine dell’intervento come follow up.

    Nel testo vengono riportati i risultati per quanto riguarda: valutazione clinica sulla base della comparazione tra tre momenti temporali e tra gli interventi; attività quotidiana di cammino; eccitabilità corticomotoria; e number needed to treat (NNT).
    All’interno dello studio vengono riportati in maniera specifica i risultati visualizzati per ogni misura di esito utilizzata e sintetizzando, possiamo dire che la velocità del cammino (outcome primario) migliora nel gruppo SMA al completamento del programma. Comparando i risultati con quelli del gruppo sottoposto a FTST, i soggetti sottoposti ad intervento con SMA dimostrano maggiore miglioramento nella resistenza del cammino, eseguono un numero maggiore di passi durante i giorni di terapia e dimostrano cambiamenti più ampi nell’eccitabilità corticomotoria del retto femorale paretico. Inoltre, i partecipanti con ictus emorragico mostrano miglioramenti più rilevanti nell’equilibrio quando usano il dispositivo SMA.
    Nonostante i risultati positivi dello studio non bisogna dimenticare i limiti dello stesso. In effetti, bisogna prendere in considerazione che: le dimensioni del campione possono interferire sulla generalizzazione dei risultati; bisognerebbe valutare l’efficacia del dispositivo SMA su una coorte più anziana o in fase subacuta di ictus; futuri studi dovrebbero prendere in considerazione le dimensioni e la localizzazione della lesione.  Infine, ulteriore limite è che, viste le asimmetrie delle unità di cammino e di allenamento funzionale tra i gruppi, non è stato possibile attribuire in maniera definitiva se i miglioramenti addizionali nella resistenza e nella CME fossero realmente dovuti all’uso di SMA. Questo anche a causa del più elevato dosaggio di passi nel gruppo SMA.
    Senza dubbio però, i risultati dello studio dimostrano l’efficacia dell’esoscheletro nel facilitare la somministrazione di un dosaggio più alto durante la terapia che permette migliori risultati funzionali e psicologici.
    Questo lavoro concludendo, incoraggia l’uso in un setting supportato da fisioterapisti, dell’Honda SMA per l’allenamento al cammino in individui con ictus cronico.

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