Ricerca educativa nei contesti di cura


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Marchini G., Ferro L., Inclimona C., Donati D., Mariani C., Ferioli A., Ascolese F., Santoro C., Mariotti R., Curaggi C., Magnani L., Broggini A., Citerio P., Salvatelli S.

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Pubblication Date: 2019-10
Printed on: Volume 1, Special Issue - I Congresso FNO TSRM PSTRP

INTRODUZIONE

Il Corso di Laurea in Educazione Professionale – Università degli studi dell’Insubria, Varese ha intrapreso, ormai dal 2012, un percorso di ricerca partendo dallo studio delle Medical Humanities. Da un confronto con i colleghi delle altre Professioni Sanitarie emergeva la necessità di un intervento educativo nelle realtà di cura, come accompagnamento del paziente durante l’esperienza di malattia, spesso rappresentata come rottura biografica (Bury) nell’esistenza umana. Le nostre ipotesi di ricerca, partendo dallo studio del territorio e dai lavori delle Associazioni ospedaliere, si sono concretizzate nella progettazione e nella realizzazione di un Master pilota di I livello: “Educare in Ospedale”. Successivamente sono iniziati anche i tirocini del C.d.L. in vari reparti ospedalieri. Attualmente si sta investendo anche nelle strutture riabilitative, seguendo le linee della regione di riferimento, riguardo alla continuità di cure tra ospedale e territorio. Il materiale raccolto dai tirocini è stato fonte di approfondimento durante la formazione dei tutor professionali. L’intervento educativo trova la sua peculiarità nella cura delle relazioni del paziente e dei suoi familiari, nell’avere uno sguardo ricompositivo (Lizzola) per una presa in carico olistica, nell’approccio bio-psico-sociale (Engel). La malattia può essere occasione per acquisire maggior competenza sul sé, l’educatore lavora sulla desiderabilità della vita.

OBIETTIVI

– Attivare percorsi di ricerca nell’ambito delle Medical Humanities.

– Sperimentare l’apporto educativo nelle realtà di cura.

– Informare e formare altre professioni sanitarie e non, oltre al territorio ad un approccio multidisciplinare che tenga conto del sapere educativo nel suo sguardo ricompositivo.

– Offrire al paziente un’esperienza di cura olistica, nell’approccio bio-psico-sociale tenendo conto di un percorso di accompagnamento ad un rientro preparato al territorio.

Predisposizione dei contesti di cura (Noddings).

MATERIALI E METODI

– Convenzioni per la gestione di tirocini con strutture ospedaliere e riabilitative del territorio.

– Accompagnamento dell’esperienza da parte di tutor universitari in ambiti ove la figura professionale non è inserita a sostegno dei tirocinanti e delle strutture, per la comprensione e realizzazione del percorso formativo.

– Utilizzo all’interno delle strutture di tecniche e metodologie educative già in uso in altri campi di tirocinio per la realizzazione dei percorsi sperimentali, ad esempio laboratori/proposte di gruppo, colloqui individuali, autobiografia, gruppi mutuo-aiuto, collaborazioni con altre figure professionali in situazione di disagio o fragilità. Interventi volti sia all’ambiente (predisposizione del contesto affinchè questo sia di cura) che verso chi lo abita, curando le relazione fra i vari soggetti.

RISULTATI E CONCLUSIONI

La verifica di questo percorso è stata compiuta attraverso questionari, interviste e restituzioni conclusive coinvolgendo i rappresentanti degli enti convenzionati, il personale dei reparti, i pazienti ed i familiari. Positivo il riscontro da parte degli enti che hanno richiesto una continuità futura nella collaborazione e in alcune occasioni avanzando loro stessi proposte per specifici progetti. Positivo anche il riscontro ottenuto dalle indagini compiute su pazienti e caregiver, qui è emerso quanto la funzione educativa possa costituire un collante, un sostegno nel presente dell’individuo utile alla funzione ricompositiva di questo. Portando così la persona a sentirsi sia sostenuta che accompagnata nel proprio delicato percorso verso il rientro al territorio. Questa ricerca ha messo in evidenza come lo specifico educativo sia legato al progetto di vita, alla desiderabilità della stessa pensando ad una ristrutturazione del sé facendo proprio il cambiamento che la malattia ha portato. Inoltre emerge il legame tra la figura educativa e la costruzione di un tessuto connettivo, cioè riconoscere e saper agire al meglio negli “spazi” non strutturati della cura.