Il percorso ottimale nei pazienti portatori di Pacemaker/ICD con indicazione a trattamento radioterapico per patologia neoplastica: nostra esperienza e raccomandazioni operative


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Crinelli Beatrice, Maffettone F., Pazzi A., Bozzi F., Forestieri R., Porcaro M., Bartozzi S., Orlandi N., Imperiale L., Fenu F.

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Pubblication Date: 2019-10
Printed on: Volume 1, Special Issue - I Congresso FNO TSRM PSTRP

INTRODUZIONE

L’incidenza dei disturbi cardiovascolari è aumentata in modo esponenziale negli ultimi decenni, con l’aumento della speranza di vita e l’invecchiamento della popolazione. Analogamente anche l’incidenza di malattie neoplastiche è in aumento, per cui gli Specialisti che si occupano delle patologie oncologiche, soprattutto Radioterapisti Oncologi, gestiranno sempre più pazienti con pacemaker cardiaci nella loro pratica quotidiana. Un dispositivo pacemaker è di solito collocato in una tasca sottocutanea sopra i muscoli pettorali, in prossimità della regione sottoclaveare. In considerazione della sua posizione si deve porre attenzione per il trattamento radiante del carcinoma mammario, polmonare, del Testa-Collo, dei Linfomi sovradiaframmatici, della tiroide, dei tumori esofagei e di altri distretti, in quanto la radioterapia (RT) può causare malfunzionamenti o guasti del dispositivo, sia per un effetto ionizzante che tramite interferenza elettromagnetica.

OBIETTIVI

In questo lavoro abbiamo voluto analizzare il percorso di 34 pazienti che hanno eseguito una terapia radiante presso la SOD di Radioterapia degli Ospedali Riuniti di Ancona, cercando di protocollare un percorso condiviso con i colleghi Cardiologi in questi pazienti affetti anche da patologie neoplastiche.

MATERIALI E METODI

Dal 2014 al 2018 presso la SOD di Radioterapia degli Ospedali Riuniti di Ancona sono stati eseguiti 34 trattamenti radianti in pazienti portatori di pacemaker e defibrillatore ICD. Dei 34 pazienti esaminati 23 erano portatori di pacemaker e 11 erano portatori di defibrillatore ICD. Dei 34 pazienti in studio 17 sono stati classificati a basso rischio in quanto le regioni anatomiche trattate su questi pazienti come: la cervice uterina, la prostata, l’acetabolo, il tratto di colonna sacro-coccigeo, la vescica, il retto, e l’encefalo risultavano lontane dal distretto toracico dove viene impiantato il device. Gli altri 17 pazienti invece sono stati classificati ad alto rischio in quanto su di essi sono stati eseguiti trattamenti: sulla mammella, sull’omero, sui polmoni, sulla pleura, sulla cute toracica, sul mediastino, sulle coste, sulla colonna toracica, sulla parotide, trattamenti ORL e infine del tratto laterocervicale, tutte regioni vicine alla regione toracica e quindi poste in stretta prossimità del device il quale può essere soggetto a maggiori complicanze legate al suo malfunzionamento

RISULTATI E CONCLUSIONI

Tutti i pazienti sono stati ricontattati telefonicamente dopo il termine della RT e in nessuno sono state riscontrate turbe elettriche legate al malfunzionamento del pacemaker e/o del defibrillatore.

Dall’analisi dei 34 pazienti si è delineato un percorso preliminare nel processo radioterapico. I pazienti che non sono pacemaker dipendenti o ICD dipendenti tendenzialmente fanno controlli dei device prima e al termine del ciclo di RT; questo risulta importante per la programmazione delle sedute di trattamento in quanto non è necessaria la presenza del Cardiologo o l’effettuazione di procedure sui device. D’altra parte, però, i pazienti pacemaker dipendenti e ICD dipendenti hanno bisogno del Cardiologo in sede che controlla e attua procedure sui device prima e dopo ogni singola seduta di trattamento ed effettua anche il monitoraggio durante l’erogazione reale della dose. Per entrambe le categorie (pazienti pacemaker dipendenti e non dipendenti da device) è comunque richiesto un grado di attenzione da parte del TSRM nell’effettuazione della RT giornaliera, con il monitoraggio visivo del paziente, del battito cardiaco e della saturazione attraverso apparecchiature dedicate.

In conclusione, possiamo dire che i moderni trattamenti radioterapici con l’utilizzo delle più moderne tecniche IGRT/IMRT risultano essere sicuri per i pazienti portatori di pacemaker o ICD, se sono presenti all’interno del reparto, procedure codificate di controllo dei device, al fine di prevenire malfunzionamenti che metterebbero in pericolo di vita il paziente.