La risonanza multiparametrica della prostata -stato dell’arte-


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Curatolo Calogero

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Pubblication Date: 2019-10
Printed on: Volume 1, Special Issue - I Congresso FNO TSRM PSTRP

INTRODUZIONE

La Risonanza Magnetica Multiparametrica esame codificato dalle nuove linee guida e’ entrato di diritto nella valutazione prostatica costituendo un indagine all’avanguardia divenendo imprescindibile per i radiologi e urologi che operano ad alto livello.

OBIETTIVI

La risonanza Magnetica consente un’accurata mappatura della ghiandola consentendo l’identificazione delle lesioni sia in sede periferica (la porzione piu’ grande del tessuto ghiandolare, qui l’incidenza del carcinoma prostatico e’ di circa il 70%), di transizione (costituisce il 5% del volume della ghiandola ed avvolge l’uretra pre-prostatica, qui l’incidenza e’ del 20%), centrale (costituisce il 25% del volume con un’incidenza del 10%) che a livello dello stroma fibromuscolare anteriore rappresentando uno strumento utile nella gestione del tumore prostatico in molti dei suoi aspetti: diagnosi iniziale, localizzazione tumorale, stadiazione locale, valutazione dell’aggressivita’, road-map per il trattamento radioterapico o nella valutazione del planning-chirurgico.

MATERIALI E METODI

Lo studio della prostata mediante la Risonanza Magnetica prevede l’utilizzo di un magnete ad alto campo 1.5-3.0 Tesla associato a gradienti magnetici performanti con bobina phased-array multicanale. L’esame richiede un’adeguata preparazione del paziente e la somministrazione di uno spasmolitico per ridurre al minimo i movimenti della muscolatura involontaria degli organi adiacenti la prostata.

Il protocollo deve tenere conto dell’asse prostatico maggiore, del piano mediano e del decorso dell’uretra prostatica. Secondo le recenti raccomandazioni PIRADS 2.0 dell’American College of Radiology (ACR) lo studio prevede informazioni di natura morfologiche grazie a sequenze T2 FSE pesate ad elevata risoluzione spaziale sui piani assiale, coronale e sagittale, e ancora con field of view ridotto, spessore di strato minimo senza gap, l’impiego del parallel-imaging, con treni di eco compresi tra 17-23; l’utilizzo della DWI con valore di “b” multipli (ad esempio 0-800-1400) che fornisce informazioni relative alla cellularita’ e all’integrita’ delle membrane e infine l’utilizzo del MdC per valutare, tramite la sequenza 3DGRE T1 FatSat la vascolarizzazione.

Quest’ultima prevede l’acquisizione di immagini sequenziali pre, durante e post contrasto grazie alla sequenza FFE 3D con TE e TR bassi, con tempi di aquisizione per singola fase di 15 secondi.

Proprio grazie a queste informazioni che il medico Radiologo potra’ categorizzare la lesione secondo il PIRADS 2.0 dando un indice di sospetto.

RISULTATI E CONCLUSIONI

Un modello multidisciplinare efficace ed efficiente che prevede la totale presa in carico del paziente affetto da Carcinoma della prostata (CaP), dalla diagnosi sino al trattamento, alla sorveglianza attiva e al follow-up, non puo’ prescindere da un razionale impiego della risonanza magnetica multiparametrica, sempre più importante, tale da essere considerata il “gold standard” per tale studio.