Studio radiografico dell’epifisi mediale della clavicola per valutazione età ossea in soggetto giovane, dall’anagrafica ignota, imputato di reato


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Terracciano Sonia

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Pubblication Date: 2019-10
Printed on: Volume 1, Special Issue - I Congresso FNO TSRM PSTRP

INTRODUZIONE

L’età ossea è un indicatore di maturità biologica e scheletrica di un individuo; essa si differenzia dall’età cronologica che è calcolata a partire dal giorno di nascita del soggetto.

L’esigenza di valutare l’età scheletrica emerge, in particolare, quando è necessario determinare il margine di disallineamento tra l’età anagrafica e lo sviluppo effettivo del sistema osseo.

Spesso, infatti, diversi fattori possono determinare un ritardo (o un’accelerazione) nella crescita individuale. Inoltre La questione dell’accertamento dell’effettiva età cronologica di chi, privo di documenti di identità, dichiari di essere minorenne, assume particolare rilevanza specialmente nel minore imputato per aver commesso un dato reato; basti pensare che se questo è erroneamente identificato come maggiorenne, possono essere adottati nei suoi riguardi provvedimenti gravemente lesivi per i suoi diritti.

OBIETTIVI

Il metodo più comune per valutare l’età ossea è la radiografia di mano e polso; esistono altresì altre metodologie quali: l’ortopantomografia, la valutazione di ali iliache e lo studio dell’epifisi prossimale della clavicola. Quest’ultima è quella che, con tale elaborato, mi propongo di approfondire anche in relazione ad un caso clinico di interesse giudiziario trattato presso l’Azienda Sanitaria presso cui lavoro.

MATERIALI E METODI

La clavicola è il primo osso lungo che inizia a ossificare in età fetale e termina la sua crescita entro il diciottesimo anno di età. Pertanto eseguendo una radiografia AP (convenzionalmente della clavicola sinistra) si può asserire che il soggetto sia maggiorenne o meno a seconda che ci sia rispettivamente l’assenza o presenza del nucleo di accrescimento clavicolare in epifisi prossimale.

Presso la mia struttura ospedaliera di appartenenza ho partecipato ad un interessante caso riguardante l’ambito della radiologia forense in cui, un ragazzo dall’anagrafica ignota, extracomunitario, imputato per aver commesso un reato asseriva di avere 16 anni.

Il protocollo adottato prevedeva come valore preminente la tutela dei diritti del paziente che qualora fosse stato definito minorenne avrebbe avuto accesso ad una comunità di recupero, di contro, se fosse stato definito maggiorenne, in istituto penitenziario.

Non avendo la certezza del parametro anagrafico per confrontare l’età ossea del paziente con quella cronologica, dopo aver eseguito la radiografia di mano-polso si procedeva all’esecuzione di una radiografia della clavicola sinistra secondo le regole dell’approccio multidisciplinare.

RISULTATI E CONCLUSIONI

Il criterio di correttezza di tale proiezione è la buona visualizzazione della clavicola scevra da sovrapposizioni e delle articolazioni sterno e acromion-claveari. Svolta l’indagine radiografica, il referto deponeva per la non ancora avvenuta ossificazione della cartilagine di coniugazione dell’epifisi prossimale della clavicola che pertanto corrispondeva ad un reperto compatibile ad una età ossea inferiore ai 18 anni. Il giovane, definito come minorenne, veniva, dunque, destinato alla comunità di recupero minorile. L’affascinante ambito della radiologia forense è il momento in cui siamo chiamati a svolgere la nostra professione in sinergia con lo Stato;

è il momento in cui, nel caso specifico sopra analizzato, la società “chiede alla medicina” di essere aiutata a stabilire l’età anagrafica tramite l’esame dell’età scheletrica per sopperire alla mancanza di informazioni ufficiali.

Nel lavoro proposto si concentra l’attenzione sulle modalità di esecuzione tecnica per la valutazione dell’età scheletrica e su come tali indagini possono risultare utili nell’ambito di un tema sociale quanto mai attuale: l’immigrazione.

Vorrei porre, in conclusione, l’accento su un altro aspetto riguardante l’argomento trattato: oltre alla corretta esecuzione tecnica dell’esame, bisogna considerare che la situazione-tipo in cui tale indagine si svolge è presumibilmente molto delicata, sia per le condizioni psicofisiche della persona analizzata sia per lo spaesamento e lo shock culturale di chi si trova improvvisamente catapultato in un contesto sociale e ambientale completamente diverso da quello d’origine.

Pertanto, la figura professionale che svolgiamo, in qualità di Tecnici Sanitari di Radiologia medica, deve sempre essere affiancata ad un particolare grado di empatia che favorisca la compliance del paziente alle indagini cui verrà sottoposto.