Valutazione e ottimizzazione della tecnica radiografica degli arti inferiori


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Fabbro Ilaria

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Pubblication Date: 2019-10
Printed on: Volume 1, Special Issue - I Congresso FNO TSRM PSTRP

INTRODUZIONE

Il progresso tecnologico ha rivoluzionato la radiologia diagnostica. Lo dimostrano i cambiamenti nel campo dell’acquisizione. Le apparecchiature un tempo infatti, erano caratterizzate da una tecnologia schermo-pellicola definito come sistema analogico, ora invece utilizzano l’immagine digitale, e quindi parliamo di apparecchiatura DR (Direct Radiography). I vantaggi della radiologia digitale sono molteplici: risparmio della dose; possibilità di modificare “a posteriori” le caratteristiche iconografiche dell’esame senza dover ripetere l’immagine; scomparsa dell’utilizzo dei liquidi (sviluppo-fissaggio); archiviazione rapida in minimo spazio e recupero in tempi brevissimi; possibilità di teletrasmissione e teleradiologia.

OBIETTIVI

Attualmente le esposizioni mediche costituiscono la maggior fonte di esposizione a sorgenti artificiali di radiazioni ionizzanti. Considerando che le radiografie sono sempre state lo strumento principale in radiologia per l’elevato valore diagnostico, moderato impatto a livello dosimetrico per singolo esame, e basso costo. È necessario monitorare e controllare i dati che quotidianamente vengono utilizzati dai tecnici di radiologia perché potrebbero seguire una tecnica non più adatta alle nuove apparecchiature DR, sebbene consapevoli delle nuove potenzialità di questa tecnologia. Analizzando l’immagine ottenuta a monitor infatti i tecnici di radiologia potrebbero utilizzare dosi eccessive.

Visti gli effetti dell’esposizione alle radiazioni ionizzanti sull’organismo ed i dati sui rischi di cancro derivanti dalle radiazioni ionizzazioni, nonché l’interesse di eseguire esami con dosi basse ma ragionevoli per una corretta valutazione diagnostica. L’obiettivo è la valutazione e l’ottimizzazione della tecnica per lo studio radiografico degli arti inferiori e del bacino utilizzando apparecchiature DR, con il fine ultimo di uniformare la tecnica e ridurre la dose.

MATERIALI E METODI

Le due apparecchiature utilizzate sono Ge Definium 8000 e Carestream DRX-Evolution caratterizzate da rivelatori al silicio amorfo e scintillatori in ioduro di cesio attivato al tallio. Il punto di partenza è la raccolta retrospettiva dei parametri espositivi utilizzati per l’acquisizione delle immagini. Cercando di raggiungere un minimo di 30 immagini per ogni modalità e per ogni distretto per un totale di circa 2100 immagini. I criteri di esclusione sono: paziente minore di 18 anni e gravidanza. I parametri singoli studiati sono: DFF (distanza tubo detettore), Kv (tensione), mAs (intensità), DAP (prodotto dose-area), valutazione dell’indice dosimetrico DAP in correlazione con gli altri parametri, confronto tra area ricavata da DAP e area ricavata dall’immagine a PACS (Picture archiving and communication system). Per ogni proiezione radiografica è stata effettuata una revisione della letteratura descrivendo la tecnica e inserendo delle note pratiche. Per il bacino è stata presa in considerazione la proiezione AP (anteroposteriore), per l’anca le proiezioni AP, assiale e frog leg, mentre per femore prossimale e distale,ginocchio, gamba, caviglia e piede le proiezioni analizzate sono AP ed LL (laterolaterale).

RISULTATI E CONCLUSIONI

I protocolli inseriti come standard nelle apparecchiature non vengono sempre utilizzati sia per l’adattamento della tecnica alla pratica sia per le caratteristiche del paziente. Alcune modifiche che i tecnici di radiologia adottano sono vantaggiose per le comorbilità del paziente ma non sempre corrispondono ad una dose e qualità dell’immagine ottimale. Si notano inoltre molte differenze della tecnica legate ai limiti ed alle caratteristiche intrinseche delle apparecchiature. Ma ci sono dei casi definiti come outliers lontani dalle linee di tendenza e dalle medie, questi casi costituiscono dei veri e priopri casi limite. Gli errori riscontrati si possono così riassumere: selezione di un protocollo diverso da quello studiato; utilizzare le camere per un paziente che ha impianti metallici; centratura, posizionamento del paziente; collimazione ampia o troppo stretta; scorretto utilizzo dei parametri espositivi in manuale, con la griglia, con oggetti metallici, con spessori molto bassi o molto alti;aumento e riduzione dei parametri espositivi rispetto al protocollo; sfruttare DFF superiori a quelle determinate dal protocollo con il risultato di uno spiccato aumento dei mAs e del DAP per la modalità automatica; utilizzo del post processing per ritagliare l’immagine acquisita; procedere con l’esame anche se l’immagine ottenuta non è di qualità refertabile, riconoscimento della qualità dell’immagine.